Fra due ore siederò in Consiglio di Facoltà. All’ordine del giorno l’approvazione del bilancio preventivo per il prossimo anno. Una settimana fa, ricevevo questa risposta in merito alla possibilità di dedicare un punto dell’ordine del giorno alla discussione circa il DDL Gelmini: “Ma no, è solo un DDL”. Parallelamente la professoressa De Francesco, prorettrice alla didattica, ha gentilmente invitato i presidenti dei corsi di laurea ad adeguarsi alle disposizioni della nota ministeriale 160, in cui la Gelmini inasprisce i requisiti riguardanti il numero di docenti necessari per l’attivazione dei corsi. Questo è puro assoggettamento. In via informale, presidi e presidenti minacciano di non approvare il bilancio preventivo se non vedranno corrisposto loro un finanziamento di entità pari ad almeno il 90% di quello ottenuto per l’anno precedente. In cambio, dicono, si presenteranno ben disposti ed aperti al dialogo in materia delle nuove regole di governance universitaria. Questo è puro mercantilismo.
Nel clima utilitaristico in cui versano le componenti del Consiglio di Facoltà tutti gli occhi saranno puntati sulla destinazione finale di ogni singolo centesimo. Tutto il resto resterà immerso in un gelido black-out. A nome del Collettivo, prenderò parola. Dirò che questo silenzio rappresenta il primo passo verso la costruzione di una Università privatizzata, che questa è la messa in vendita del diritto fondamentale allo studio e alla realizzazione delle persone in quanto tali. Vorrei solo che tutte le facce silenziose abbandonassero ogni tipo di ipocrisia e dichiarassero di essere del tutto coscienti e solidali con questo progetto di smantellamento dell’Università pubblica. Credo siano del tutto sordi, incapaci di riconoscere il peso dei loro silenzi.
