Ieri sera sono stato al cinema. Proiettavano Videocracy, il documentario di Erik Gandini sulla rivoluzione culturale scatenata dalle televisioni private di Berlusconi. Come sempre accade per tutte le produzioni visive che toccano certi temi chiave del nostro paese, Videocracy si preannuncia come un’esperienza scioccante. Mi chiedo per quanto tempo ancora continueremo a crogiolarci nel mezzo di tutta questa merda. Il lavoro di Gandini mi ha profondamente deluso per un motivo ben preciso: il contenuto è del tutto inadatto al presente contesto sociale. Il documentario è a tutti gli effetti una fine e lucida analisi della situazione, ma è costruito con una profondità tale da abbattere ogni spiraglio di luce. Quanto reputiamo indegno scoprire che Lele Mora è un fascista? Lunghi primi piani del suo sorriso bianco in una stanza bianca. Fabrizio Corona che si liscia l’uccellone. Corpi di ragazzine. Inizio a credere che tutti coloro che non gradiscono aderire ai modelli proposti dalla televisione cerchino contemporaneamete in essa le prove della propria diversità. Quanto ci sentiamo realizzati nel condannare queste immagini di feroce stupidità? Ci sentiamo così lontani da Riccardo e dai suoi sogni di fondere in sé le due persone di Ricky Martin e Van Damme da non capire di essere a nostra volta completamente aderenti ad un altro modello, quello del benpensante indignato. Il nostro contesto sociale ha bisogno di una vera rivoluzione culturale, opposta all’involuzione riassunta nei fotogrammi di Videocracy. L’unico merito di questo documentario è stato il convincermi di non dover cedere all’autocommiserazione. Nella miseria delle sue immagini vedo solo un disequilibrio costruito in lunghi anni di lavaggio del cervello. Credo nella decostruzione, una decostruzione conscia del pericolo rappresentato dal fatto che il totalitarismo sublime di questo regime televisivo conceda l’apparente libertà di scegliere se accondiscendere o meno al regime. Capiamoci, un regime non offre possibilità del genere. Siamo tutti pietosamente accondiscendenti, e la florida persistenza del regime ne è la prova.
Videocracy
Settembre 10, 2009 di blogorio

Non ho visto videocracy, ma già dal trailer mi ha lasciato quell’amaro in bocca. Io credo che un tema così delicato e soprattutto così importante, tantopiù in questo periodo “storico” avrebbe potuto essere affrontato in un modo diverso. Ma è solo un’opinione vuota di uno che il film manco l’ha ancora visto.