Agosto si avvicina come un tagliagole nella notte senza stelle e senza luna. Mi sono trattenuto a casa per ben cinque giorni, rischiando il collasso mentale. Ho zampettato sul ciglio del baratro dischiuso sul corpo tumefatto di agosto. Agosto -quel bastardo- tutti gli anni ci incontriamo! Salvo il godere di alcuni eventi eccezionali, come il diploma di mio fratello, ho cercato di dare un senso, un colore a questi cinque giorni. Tutto è stato stravolto: ogni sana abitudine alimetare è andata perduta, ho forzato il numero di soste di fronte allo schermo televisivo e ho registrato la comparsa di una deleteria forma di fiacca rassegnata. Merda. E’ dunque questo il preludio d’agosto? Il mio corpo ha già presagito l’inizio della fine? Non voglio cadere nuovamente nel baratro osceno dell’immobilità, dell’inedia, della disperazione. Sto approntando le prime ancore di salvataggio: per almeno una decina di giorni sarò in Abruzzo con una tenda nelle tendopoli, almeno così spero. Prima di allora voglio tornare a correre, anche se solo per pochi giorni. Ho esplorato gli accordi di “The passenger” constatando la dolorosa fatalità di non essere in grado di dissociare ritmi basilari della mano dall’intonazione vocale. Triste e delirante sconforto. “Mattatoio n.5″ ha esercitato nel complesso un fascino discreto, fatta eccezione per il fondamentale, onirico e sublime passo del bombardamento visto in rewind. Ho avuto qualche lampo di coscienza nel freddo buio della mente, devo scrivere. Sto cercando di fissare la condizione assoluta del clero, della religio, dell’incomunicabilità, dell’orrore quotidiano. Vedo solo poche righe, nessun concetto. L’ombra di agosto presagisce il vuoto pneumatico esistenziale. Il sonno mi azzera e regredisco allo stadio basale, dove ancora non fa specie fare affidamento ad un certo clero tutto d’un pezzo.
- Splenda su essi la larva perpetua.

Enjoy
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