Il 13 giugno le Ronde Nere sono state presentate a Milano: Guardia Nazionale Italiana, così si chiama il braccio squadrista del neonascente Partito Nazionalista Italiano. Indossano una uniforme militare di colore grigio, con tanto di cinturone, spallaccio e cravatta nera. Il tutto condito da anfibi, guanti, basco e torcia rinforzata. Portano il simbolo dell’aquila romana e della ruota solare. Nei casi più estremi possono anche avvalersi della protezione di un elmetto. Le ronde nere sono in città, si celebra una delle vittorie più schiaccianti del neofascismo. Tramite il ponte gettato dalla legge sulle ronde il fascismo riprende a marciare per le strade di una Repubblica italiana che Pasolini realisticamente definì post-fascista. Post-fascista significa tutto fuorchè antifascista. Maurizio Correnti, presidente della Guardia Nazionale, invita gli iscritti al proprio gruppo facebook a non scrivere frasi e slogan d’altri tempi, ma allo stesso tempo ci tiene assolutamente a non dichiararsi antifascista. Lo stallo più completo della coscienza. Dove il fascista nega superficialmente la propria natura, l’italiano comune si astiene dall’antifascismo: il gioco è fatto. Se chiudo gli occhi il fascismo scompare. In questo clima lasso e meschino il fascismo cresce di giorno in giorno, esce dai propri rifugi e si ripresenta alla Repubblica con un nuovo volto, quello della sicurezza. Ed ora, come Mussolini ci salvò tragicamente dalla minaccia comunista, il Partito Nazionalista ci salverà dalla minaccia dei clandestini. Questo è il primo passo verso la somatizzazione del neofascismo, verso il suo sdoganamento, verso la sua totale e trionfale riabilitazione. E’ forse questo il declino della Repubblica? E’ veramente pensabile che la colpa possa essere attribuita ad una sovrastruttura come è lo Stato? Qual è il nostro ruolo in tutto questo? Abbiamo ancora noi il coraggio e le capacità per definirci antifascisti?
Sarzana, la cittadina dove ho sempre vissuto, è annoverata fra le prime sedi operative della Guardia Nazionale Italiana. Quando non combattiamo il fascismo succede che questo ci sporchi pur senza toccarci.

Cioè in pratica abbiamo le ronde padane.. le ronde nere.. non manca molto.. avremo le ronde rosse e le ronde anarchiche … beh mi pare giusto che ci sia la par condicio…
Così come le ronde padane porteranno il simbolo della loro Padania e le ronde nere il simbolo dell’aquila romana, le ronde rosse porteranno gli stendardi con l’effige di Che Guevara e i dreads (rasta) al posto del caschetto (che peraltro forse proteggono anche di più).
E come sulla via delle termopili, ecco che prima o dopo in piazza Duomo di Milano si troveranno a far la “ronda” da un lato i neri e dall’altro i rossi … le verdi al centro a far da giudici e gli anarchici sui gradini che pregustando lo spettacolo si spartiscono i popcorn … magari perchè no.. rollandosene anche un paio.
Ma ecco che sul più bello le porte del duomo si aprono.. e vi escono loro .. le ronde di CL … non potevano mancare… a proteggere la sacralità della piazza del duomo… armati della loro fede e di un bel crocefisso in oro massiccio.
Hai reso bene uno degli scenari futuri più probabili. La prima risposta alle ronde fasciste comprenderà senz’altro, oltre alle manifestazioni in piazza, l’organizzazione di una contro-ronda. Riuscirà questa contro-ronda ad essere pienamente antifascista? L’ingiurioso cavillo legislativo della legge sulle ronde le scoraggerà a tal punto da farle dissolvere? La loro azione, nel tempo, diventerà un corollario perenne alle ronde nere? Ma, cosa più importante di tutte, perché mai la resistenza nei confronti delle ronde dovrebbe assumere a propria volta, quasi fosse necessario, la forma delle ronde? La resistenza nei confronti di queste forme di fascismo parte dal vivere quotidiano, minuto per minuto.