n solo nome, molti perché. Porno. Il porno è ovunque, ha valicato le frontiere della carta stampata e del vhs per approdare sulla rete. Nella propria crescita e diffusione il porno ha perduto il proprio significato, il quale, già sconosciuto agli albori, è stato a maggior ragione gettato nell’oblio del grande calderone del web. Webcam, toys, gay, lesbo, trans, milf, gang bang, latinas, ebony… le parole chiave sono così numerose ed evocative da meritare un vocabolario a parte. Del porno possiamo facilmente immaginare i contenuti (a parte qualche bizzarria anatomica) ma non siamo in grado di darne una vera e propria spiegazione. Paradossalmente la vasta diffusione del porno ha soppresso ogni interesse mosso a conoscere le radici e le motivazioni della sua stessa fortuna. Non mi riferisco agli aspetti illegali della pornografia, ma sicuramente, in tutti gli altri casi, abbiamo a che fare con un lato particolarmente delicato della natura umana.
L’uomo tracagnotto che si fa infilare le castagne in culo da una scimmia è una figura simbolica creata da Palahniuk per riassumere il concetto del porno-esibizionismo grottesco. Tale figura possiede la forza magnetica e viscerale necessaria per sconfiggere ogni forma di imbarazzo, confusione o pregiudizio. Un uomo del genere non teme nulla ed è pronto a tutto, anche a farsi infilare delle castagne in culo da una scimmia. Attraverso il porno fluisce la scintilla della coscienza più fervida e nichilista: non vi sono limiti alla flessibilità umana, nulla ci deve sorprendere. La sessualità non si può catalogare come un semplice prontuario di pratiche di routine, esiste una costante evoluzione parallela che accompagna l’umanità nel corso della propria vita. E’ sbagliato, al contrario, associare il porno esclusivamente al più sordido istinto sessuale. Il porno diventa un pericolo nel momento stesso in cui si corre il rischio di crederci. La pratica estrema, il coito eccezionale, lo sventrapapere da un kilo e otto, le tette a canotto e l’ano dalla profondità insondabile sono dei fenomeni che ci umiliano nel momento stesso in cui pensiamo di dovere dimostrare loro qualcosa. Il paragone fisico è da sempre motivo di frustrazione per l’essere umano, risulta perciò facile immaginare quanta tensione possa essere generata dal porno.
L’effetto del porno eccessivo produce effetti dannosi per la sessualità, instaura falsi miti e suscita grandi insicurezze. Un aspetto della vita così complicato e privato quale il sesso è suscettibilissimo ad ogni stimolo esterno, ed è facile immaginare come dosi massicce di porno possano affogare il cervello di chi ancora non capisce. Paura del buio, paura dei mostri, paura del porno. Il porno lascia sempre l’amaro in bocca (dicono che invece sia dolce), si lascia guardare con facilità ma produce un forte sentimento di angoscia. Così almeno ritengo sia per gli uomini, poiché dopo tutto il porno è ad appannaggio quasi esclusivamente maschile. Il porno è un prodotto degli umani, con umani (animali a volte), per umani. Funziona, si vende praticamente da solo e non ha bisogno di alcuna pubblicità. I suoi lati più oscuri ci dimostrano quanto sia importante capire quali sono i limiti della convivenza umana e i fragili schemi della nostra mente.
Al porno dobbiamo molto. Un lungo e duraturo intrattenimento che ci accompagna giorno dopo giorno. Il porno non chiede nulla in cambio. Non fa domande. E’ semplice e puro porno, funziona perché vogliamo che funzioni. Dovremmo essere in grado, in ogni momento, di capire quando è di troppo.
