I miei grandi progetti in stile piano quinquennale hanno subito, causa imprevisti, una sonora battuta di arresto. Avevo programmato un’estate di devastazione psico-fisica durante la quale redigere la tesi di laurea, giusto in tempo per arrivare all’appello di ottobre completamente fuori di melone. Progetto realizzabile, almeno fino alla scorsa settimana, quando mi sono accorto che non sarei mai riuscito a completare tutte le 225 ore di tirocinio che avevo previsto. Ad una settimana dalla conclusione del tirocinio ho accumulato circa 90 ore. La matematica non è dalla mia parte, almeno per questa volta. Detto fatto, l’ho preso signorilmente nel culo. Salto l’appello di ottobre e scivolo direttamente a quello di dicembre.
Tutto sommato sono felice di essermi imbattuto in questo contrattempo, stavo correndo come un proiettile sparato contro un muro. Dopo la triennale mi ritroverò a studiare per gli esami della specialistica, che senso avrebbe avuto accelerare nel mezzo e proseguire con ritmo costante per altri due anni? Potrebbe essere una buona scusa per riposare il cervello ad agosto… ma non troppo, giusto per non cadere nel vortice entropico dell’immobilismo.
In uno slancio di fervore artistico mi sono comprato una chitarra classica. Calli sulle dita e terrore reverenziale per i barré.
