arliamone. Il suo ultimo lavoro, intitolato “Ruspe, Rospi, Raspe!” , è un vero e proprio manifesto del retro-avanguardismo. L’orgia anfibio-operaia che si consuma sulle rive dello stagno è il simbolo di una società che ha tanto da dire ma che, sostanzialmente, non sa come dirlo. Ragion per cui si dedica all’erotismo anfibio. Gli stivali però non appaiono, almeno in questo frangente della sua vita, della sua opera prima. Prima all’opera, poi al bar. Non avrebbe alcun significato seguire lo sproloquio medianico-culturale di questo messia della pomata per i duroni, l’assunzione in cielo di Gesù è avvenuta con le infradito ai piedi, ricordiamolo. L’infradito è la calzatura dei profeti. I profeti amano sciabattare (cikcikcikaciak!) sul lastricato del tempio, baciare i bambini in fronte, trangugiare datteri e giocare a dadi sulla schiena dei grassi vitelli sacri. Il nostro artista comunque non si aspettava un tale successo, era in accappatoio e pantofole quando se ne è accorto. Saranno state le due e mezzo di notte, davvero non te lo aspetti un successo del genere a quell’ora. Almeno una telefonata per avvertire. Eh, ma che modi sono? Comunque, lo ha scoperto a sue spese, perché il successo ha inaridito la sua vita artistica e privata. Un rotolo di carta assorbente che drena una lacrima dall’ascella di un pettirosso. La vita a volte ci riserva strane sorprese. Il nostro artista è entrato nel tunnel della droga, contromano. Per fortuna qualche tossico gli ha sfanalato e lo ha rimesso sulla retta via. Quando si tratta di bucarsi le cose vanno fatte bene. A golf ci sono diciotto buche se non sbaglio. Insomma, ora va tutto bene. Il nostro artista ringrazia il pubblico, i critici, i moralisti e i turnisti. Benedice i carri, i buoi e i peli di fica. Non gli è rimasto altro, la banca si è presa tutto, ma non il carro, i buoi e i peli di fica. L’esproprio copriva anche il carro, ma non c’era tempo per staccarlo dai buoi e ripulirlo dai peli. Hanno preferito lasciar perdere. E’ nata così la leggenda dell’indissolubile trittico carro-buoi-peli, l’arte ha trionfato ancora una volta sulla logorante e spregevole realtà moderna. Il mondo è attraversato da messaggi dal contenuto prezioso e pagabile a vista. Una banconota è un pregevole oggetto d’arte a cui tutti attribuiscono il giusto valore morale e spirituale. Non esiste alcuna raffigurazione del pavone ingioiellato nell’orto dei Getsemani, perché qualcuno evidentemente aveva una certa fame. Ci accorgiamo di come la religione la faccia da padrone in questi tempi travagliati. Il papa, il sommo prete bianco ecumenico, il caposaldo dottore della croce, il merovingio addormentato sulle salcicce ha incontrato l’artista nel parcheggio di un noto locale di scambisti nel milanese. La papamobile si riconosce subito in mezzo alle altre auto, si sono affiancati, finestrino contro finestrino, e si sono scambiati un gesto di pace. L’amore trionfa ancora una volta, squillano le trombe d’oro e d’argento. Trombano per l’oro e l’argento. In qualche angolo del cielo Dio grugnisce.
Parliamone
Luglio 5, 2008 di blogorio
