
Giovedì 17 io e il Nico abbiamo messo in atto un’incursione improvvisata a Livorno per assistere allo spettacolo di Antonio Rezza, ore 21.30 al Teatro del Porto. E’ apparso sul palco con lo spegnersi delle luci, c’è stato un blackout, gentili minacce ad una bambina che andava a spasso per la platea… ha aperto con un pezzo che conoscevo molto bene; mi sono spaventato perché ho scoperto che non riuscivo a ridere. Si, in mezzo alla folla piegata in due dalle risate io mi limitavo ad aspettare la fine del pezzo. L’idea di essere stato svuotato completamente del mio senso dell’umorismo mi ha tormentato per una decina di minuti. Alcune battute mai sentite mi hanno sollevato il morale, sebbene non mi sentissi ancora a mio agio; conoscevo troppo bene quel mostro sul palcoscenico, conoscevo i suoi schemi. Ha iniziato ad improvvisare, mi sono scosso, per sancire la fine imprevedibile di un pezzo ha scandito un porcu diu. In quella sala buia, circondato da un silenzio irreale, sono stato l’unico essere umano a ridere. Sono ancora io, non c’è dubbio.
